Cessione del quinto dipendenti privati – Quali limiti?

I primi anni del 2000 hanno introdotto delle significative novità nella gestione del credito in particolare per quello a consumo. Tra queste novità troviamo l’estensione del diritto nel richiedere la cessione del quinto anche ai dipendenti privati. Infatti, in origine, la normativa prevedeva l’accesso alla cessione del quinto solo per i dipendenti del settore pubblico che avessero raggiunto specifici requisiti (come 4 anni di anzianità, che venivano dimezzati solo al verificarsi di situazioni particolari).

Questo tipo di orientamento, volto a riservare un concreto vantaggio ai dipendenti statali, sia per facilità di accesso al credito (anche per categorie escluse come i protestati e i lavoratori autonomi) che per migliori condizioni economiche, tuttavia non si integrava bene nell’articolo 1260 del codice civile che sancisce il diritto di chi ha un credito a poterlo cedere.

Infatti lo stesso tipo di “diritto” veniva precluso a tutti i dipendenti privati. Tuttavia dal 1950, anno in cui ci fu il Dpr che ha introdotto la cessione del quinto, fino al 2005, anno in cui è avvenuta, tramite legge finanziaria, l’estensione non solo ai dipendenti privati ma anche ai pensionati, sono passati più di 50 anni, per ripristinare una situazione di equilibrio e simil uguaglianza.

Quali differenze ci sono tra i dipendenti pubblici e privati nell’accesso alle cessioni del quinto?

Le differenze sia a livello di accessibilità che di “convenienza” tra settore pubblico e privato rimangono molto marcate. Infatti il meccanismo che sottintende al funzionamento della cessione del quinto attribuisce un ruolo centrale non al lavoratore dipendente ma al datore di lavoro. Questi, nel particolare, deve essere considerato abbastanza solido, sia dalla società finanziaria che dalla compagnia di assicurazione che sarà chiamata a stipulare l’assicurazione obbligatoria per perdita di impiego e per caso morte.

Un datore di lavoro, patrimonialmente ed economicamente fragile non viene ovviamente considerato un buon presupposto per portare avanti una richiesta di prestito da parte di un suo dipendente. Un problema che non esiste invece nel caso di dipendenti pubblici, i quali indipendentemente dalle dimensioni della propria amministrazione, troveranno sempre una buona accoglienza e ampie possibilità di vedere la propria richiesta soddisfatta.

Invece per le richieste di cessione del quinto dipendenti privati la valutazione viene fatta nella maggioranza dei casi a monte, con l’automatica esclusione di imprese più piccole (normalmente non sono accettate quelle con meno di 15 dipendenti, il che può far escludere anche le piccole srl), delle aziende con ragione sociale non giuridica (come sas e snc) e con esclusioni spesso anche per le cooperative. A questa difficoltà si aggiunge anche quello del settore in cui viene svolta l’attività principale (come quello dell’edilizia e delle pulizie).

L’altra differenza che rimane molto marcata è sulle condizioni economiche applicate, anche al di fuori di particolari convenzioni, con l’applicazione di tassi di interessi più elevati di 2 o 3 punti percentuali come media, per arrivare ad uno scarto che può raggiungere anche un 5% in più.

Infine troviamo anche il nodo della “garanzia”. Infatti per i dipendenti pubblici generalmente la cessione del quinto è no Tfr, quindi l’importo massimo sarà concesso sulla base esclusivamente del rapporto rata/reddito netto (massimo un quinto), per la durata scelta, e nel rispetto della somma massima che la finanziaria o la banca comunque prevede di considerare (sono pochi i casi in cui non c’è un vero e proprio massimale, e tra questi pochi casi possiamo segnalare Ubi Banca). Nel caso della cessione del quinto per dipendenti privati invece la garanzia del Tfr è praticamente sempre presente (ciò introduce un limite in più sulla somma massima che può essere ottenuta).

Approfondimento: Prestiti dipendenti privati Spa.

Tempo determinato o indeterminato?

Quando pensiamo alla cessione del quinto dello stipendio viene da dare per scontato che il diritto a richiederla spetti solamente ai dipendenti che abbiano al loro attivo un contratto a tempo indeterminato, con in più il raggiungimento di una certa anzianità minima. Questa è in media fissata a soli 6 mesi. Tuttavia la richiesta della cessione può essere fatta anche da chi ha un contratto a tempo determinato, con il rispetto di una sola condizione in più: che la durata del finanziamento sia più breve di quella residua della fine del contratto di lavoro stesso.

Online è più semplice da ottenere?

Sia che venga richiesta in modo classico che online, a differenza di quanto accada per altri tipi di prodotti (compresi i prestiti personali), non si incontrano dei vantaggi sulle probabilità di chiudere la domanda di finanziamento con successo. Questo perché le cause di rifiuto sono poche e non sono soggette a valutazioni strettamente personali, ma a situazioni specifiche come la mancanza di uno dei requisiti oggettivi e soggettivi. Ovviamente rimane comunque un debole confine che fa sì che una richiesta non finanziabile per la finanziaria A lo sarà per la finanziaria B, ma si tratta sempre di situazioni molto particolari e comunque circoscritte.

Ovviamente la richiesta online permette di ottenere comunque dei vantaggi, sia come possibilità di raggiungimento di offerte territorialmente lontane, e sia per il minor impiego di tempo a cui bisognerà sottostare.

Come fare per trovare la soluzione ottimale?

Indipendentemente dal tipo di offerta o promozione scelta, e tanto nel caso in cui si voglia sfruttare la forza delle richieste online o la tranquillità del canale standard presso un’agenzia o una filiale fisica, la prima cosa da fare è sempre quella di richiedere un preventivo. Per scovare la vera offerta, bisognerebbe anche fare più preventivi e metterli a confronto tra di loro.

Questa procedura diventa ancora più utile quando ci si trova davanti ad un’offerta a tempo, che ha lo scopo di fare leva sull’urgenza dal punto di vista psicologico. In questo caso si devono richiedere due preventivi presso la stessa società, dove uno dovrà sfruttare i parametri della promozione, mentre l’altro dovrà avvalersi di quelli al di fuori delle presunte o reali agevolazioni accordate per un certo intervallo di tempo.

Una volta trovato il preventivo che più si avvicina alle condizioni ottimali per la propria situazione, si dovrà procedere in modo molto semplice, poiché le formalità saranno comunque molto essenziali. Per la tempistica si possono avere dei margini di attesa sensibilmente differenti, quindi se si ha una certa urgenza si dovrà subordinare l’aspetto del mero risparmio con quello della maggiore rapidità di concessione.

In tutti i casi si deve sempre tener presente che i preventivi non sono impegnativi, e non hanno un numero massimo di richieste. Quindi a fronte di un progetto da realizzare, oppure davanti ad un’urgenza improvvisa, l’arma migliore che si ha a propria disposizione consiste proprio nella richiesta di quanti più preventivi possibili.

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