Cessione del quinto dipendenti pubblici: convenzioni o prestiti Inpdap?

Il legislatore, quando ha introdotto la cessione del quinto ha pensato proprio ai dipendenti statali e pubblici. Solo dopo la prima decade del 2000 è stato fatto un ulteriore passo in avanti estendendo la possibilità di accesso a questa forma di finanziamento personale, anche ai dipendenti del settore pubblico ed ai pensionati.

Data la forma e il funzionamento che sfrutta non poteva essere esteso a tutte le categorie di lavoratori (con la sola eccezione dei dipendenti con contratto a tempo determinato, che tuttavia ricevono attenzioni ancora da un numero piuttosto esiguo di finanziarie e di banche).

Per garantire comunque una corsia preferenziale ai primi destinatari della cessione del quinto, sono state introdotte delle diversificazioni soprattutto sul piano economico, applicando tassi differenti, costantemente più bassi proprio nel caso di appartenenti al pubblico impiego (forze armate, polizia, dipendenti ministeriali, ecc).

Inoltre, nonostante l’estensione delle caratteristiche principali, ci sono ancora delle differenze, anche di una certa importanza, tra i dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato del settore pubblico e di quello privato, che a loro volta sono legati alla “solidità” del datore di lavoro.

Infatti, mentre nel caso della cessione del quinto dipendenti statali non può sussistere un’ipotesi di rifiuto della richiesta di finanziamento, a patto che siano rispettate tutte le condizioni oggettive e soggettive necessarie, nel caso di quella per i dipendenti privati una società finanziaria o una banca può entrare nel merito della solidità finanziaria e patrimoniale del datore di lavoro (in alcuni casi si esclude la possibilità di fare una richiesta ai dipendenti di piccole aziende).

Queste valutazioni possono essere fatte anche dalla compagnia assicuratrice interpellata per la stipula delle polizze obbligatorie. Problemi che evidentemente non possono coinvolgere anche l’Inps, l’ex Inpdap oppure l’apparato amministrativo pubblico.

Principali vantaggi per il settore “pubblico”: dalla cessione ai prestiti pluriennali

I primi destinatari della cessione del quinto dello stipendio non hanno perso interamente il vantaggio che in principio era riservato solo ad essi. Infatti godono di condizioni agevolate, soprattutto grazie a tassi più bassi (vedi anche Tassi prestiti), potendo garantire una maggiore sicurezza di impiego, una totale certezza sul datore di lavoro stesso (trattandosi di casse “pubbliche”), e godendo di quella che viene genericamente definita “cessione del quinto no Tfr”.

Inoltre si pagano interessi più bassi rispetto a quelli applicati ai privati non solo perché il rischio di insolvibilità è considerato inferiore (condizione analoga per la cessione della pensione Inps), ma anche perché molto spesso ci sono in corso delle convenzioni che consentono di ottenere dei costi inferiori anche tra quelli accessori.

Tuttavia se si vuole ottenere il tasso più basso in assoluto, bisogna rientrare in uno dei casi per cui può essere richiesto il prestito pluriennale Inpdap, al quale, al limite si aggiunge quello “garantito” (frutto però sempre di accordi in quanto torna ad essere ‘esterno’). Ovviamente la scelta dipende da numerosi fattori, non ultima la disponibilità degli importi stanziati periodicamente dal Fondo di gestione Unitaria delle prestazioni creditizie.

Caratteristiche e requisiti necessari per i prestiti pluriennali

Oltre ad essere un dipendente pubblico bisogna anche aver scelto l’iscrizione volontaria al fondo della Gestione delle prestazioni unitarie e creditizia. Se si era iscritto quando si era in attività lavorativa, al momento di andare in pensione bisogna nuovamente decidere se iscriversi (come pensionato usufruendo di uno sconto sul contributo mensile). Se non ci si iscrive nuovamente la possibilità di poter richiedere i prestiti pluriennali diretti o quelli garantiti decade.

Oltre a questa condizione bisogna anche avere quattro anni di anzianità e di versamenti nel fondo della Gestione Unitaria. E’ infine necessario che si verifichi una delle condizioni per cui si potrà richiedere il prestito pluriennale (con differenze a seconda che si tratti di quelli quinquennali o quelli decennali).

Conclusioni

Al di là di convenzioni e accordi, la prima scelta dovrebbe rimanere il prestito pluriennale che mantiene un tasso fuori mercato, con il suo 3,5% di partenza.

A questi vanno aggiunti il contributo delle spese di amministrazione dello 0,50% e la quota del fondo rischi (che ovviamente rende più conveniente il tasso complessivamente pagato a chi è più giovane, visto che le tabelle prevedono degli incrementi percentuali piuttosto sostenuti mano a mano che avanza l’età).

Di contro le limitazioni a cui bisogna sottostare sono notevoli, soprattutto per il tipo di impiego che verrà fatto della liquidità che viene richiesta, e per le somme massime che possono essere concesse ad esempio nel caso di:

  • un evento come la nascita di un figlio si arriva al massimo a 5 mila euro;
  • acquisto auto 20 mila euro;
  • manutenzione casa di residenza 30 mila euro;
  • trasloco 15 mila euro;
  • matrimonio 23 mila euro;
  • acquisto casa (ma non è un mutuo e quindi non beneficerebbe della detrazione degli interessi) 150 mila euro.

Le somme massime che saranno concesse dipendono a loro volta dal doppio vincolo che è dato: dalla somma massima che potrebbe essere concessa, e l’importo della rata che può essere restituito, il quale a sua volta non potrà superare il quinto dello stipendio netto.

Tuttavia ci sono accordi che sono meno “severi” nel possesso delle condizioni necessarie e per l’assenza delle finalità di impiego, e perciò da prendere in considerazione anche per fare una mera comparazione di differenti preventivi. Esempi di banche convenzionate le abbiamo con la storica Bnl, Unicredit e Banca popolare di Sondrio.

Se non si vuole rinunciare ai vantaggi di un trattamento economico di “favore” allora la via di mezzo (anche abbastanza facile da percorrere) rimane quella delle convenzioni a stretta cerchia, ovvero indirizzate a uno specifico target. In questi casi bisogna solamente rivolgersi agli autori dell’accordo o ai soggetti informati, e manifestare sempre apertamente la volontà di volersi avvalere delle condizioni delle convenzioni, che nella maggioranza dei casi non vengono applicate automaticamente. Ovviamente rimane prioritario partire da un preventivo da confrontare con le “condizioni” non agevolate così da avere la certezza, e la prova, che quanto viene pubblicizzato come qualcosa di agevolato anche nei fatti lo è.

Guida

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