Prima casa, finalizzati o personali: guida ai prestiti Inps ex Inpdap per dipendenti pubblici

L’Inps ha inglobato le competenze e il supporto informativo (oltre che la modulistica di cui ci si deve obbligatoriamente avvalere) relativo a quello dei prestiti Inpdap per i dipendenti pubblici e statali che rientrano nelle competenze dell’ex Istituto Nazionale, affiancandole a quelle che tradizionalmente erano già di propria competenza (con le prestazioni creditizie riservate ai dipendenti delle Poste). Tuttavia non sono state introdotte sostanziali modifiche nè per quanto riguarda il regolamento al quale bisogna fare riferimento nè per i tassi o la procedura (anche le tabelle che indicano il contributo per il fondo rischi sono rimaste le stesse).

Tipologie di prestiti accessibili ai dipendenti statali e pubblici

Rimangono in vigore le due possibilità, legate ai differenti orizzonti temporali di breve e lungo periodo e cioè:

  • il Piccolo prestito Inpdap (da 12 a 48 mensilità) per quello breve;
  • il prestito pluriennale per quello di lungo (con durata fino a 5 o fino a 10 anni).

Il piccolo prestito è di tipo personale, quindi non finalizzato, e non necessita di particolari procedure, e nemmeno di documentazione giustificativa necessaria invece per quello pluriennale che, in alcuni casi, può essere sostituito dall’autocertificazione come per le richieste di finanziamento legate alla prima casa (vedi anche Prestiti per ristrutturazione edilizia).

I requisiti per accedervi sono abbastanza rigidi, in quanto bisogna aver maturato almeno 4 anni sia di contribuzione del fondo delle gestioni unitarie e delle prestazioni creditizie, che di anzianità vera e propria.

La valutazione delle tabelle Inpdap

Per conoscere l’effettivo peso economico dei prestiti Inps, non si devono trascurare le tabelle Inpdap, che indicano le percentuali in base alle quali si determina la somma ‘in più’ (rispetto al tasso applicato e al contributo di gestione) che si va ad aggiungere, diventandone parte integrante, alla rata mensile pagata.

Per comprendere il funzionamento delle tabelle, basta sapere due cose: la percentuale aumenta sia al crescere del “rischio” legato al finanziamento, quindi s’innalza con l’aumentare dell’età del richiedente (sia al momento della richiesta che a quella di scadenza del prestito) che in funzione della durata del finanziamento stesso, all’interno di un intervallo molto ampio.

Quest’ultimo parte da una percentuale minima dello 0,17% per arrivare fino al 22,29%, se si considera l’età minima e la durata minima annuale nel primo caso, paragonata con l’età massima e la durata decennale per il valore superiore al 22%.

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