Non Performing Loans e Fondo Atlante – Banche italiane: più sicure?

Un acronimo, di origine anglosassone, molto spesso usato dallo scoppio della crisi ad oggi, è Npl, che deriva da Non Performing Loans il cui significato letterale è “prestiti non performanti” ma che potrebbe essere tradotto anche come finanziamenti deteriorati.

Con questi termini si intendono comunque tutti quei crediti, come nel caso del sistema bancario, che sono difficilmente esigibili, nel senso che difficilmente verranno rimborsati nei tempi e nelle cifre previste contrattualmente.

La quantità di Npl che alcune banche italiane hanno contratto (un esempio lo si ha con Mps tra le più grandi banche italiane) è talmente elevata da aver messo la salute finanziaria delle stesse a rischio. Da qui sono stati avviati vari provvedimenti atti a riequilibrare l’ammontare di tali crediti (ad esempio con fusioni o cessioni), e soprattutto si è arrivati alla costituzione del Fondo Atlante (tra le principali banche finanziatrici si segnala Unicredit) che però dovrebbe avere carattere meramente transitorio.

Generalmente, quando si hanno degli Npl, questi vengono epurati con operazioni di cartolarizzazione, ma se la loro percentuale è troppo elevata bisogna intervenire con sistemi molto più drastici.

Sofferenze bancarie, situazioni di incaglio o esposizioni “a rischio”

All’interno dei non performing loans rientrano le sofferenze bancarie, le esposizioni ristrutturate oppure quelle scadute, fino alle ipotesi meno “gravi” come quelle definite di incaglio. Ciò che accomuna tutte queste realtà sono: le difficoltà per una banca di ottenere il capitale prestato alle condizioni pattuite contrattualmente, e la concreta possibilità che per rientrare di una parte si debbano accettare delle perdite.

Infatti in caso di rinegoziazione di un prestito, con ridefinizione delle scadenze per andare incontro alle esigenze del creditore (come ad esempio nel caso di saldo e stralcio, ecc), la banca per non lasciare che la perdita sia troppo elevata, si accontenta di un ritorno minore mettendolo a bilancio come sofferenza o come credito inesigibile.

Nel caso delle sofferenze non si ha certezza, ma solo il fondato sospetto che quel credito non possa essere recuperato in tutto, in parte, o comunque entro i tempi previsti. Meno gravi sono gli incagli in cui il creditore non riesce a rispettare le condizioni ma per questioni solo temporanee. In questi casi il credito risulterà comunque più facilmente riscuotibile.

Conclusioni

Purtroppo, nonostante le voragini che si sono aperte nei bilanci di tantissime banche rimane in auge il fatto che, se si è titolari di modeste cifre da restituire, difficilmente si avrà davanti una banca accomodante per evitare l’evoluzione in un npl.

Ciò non toglie che farsi aiutare da esperti per rinegoziare almeno le condizioni del debito può essere in molti casi comunque utile.