Non pagare un prestito: rischi e conseguenze per titolare e garante

Che cosa succede al titolare di un prestito non pagato, ed eventualmente anche al garante? E quali sono le conseguenze? Due domande che è necessario porsi prima di stipulare un qualsiasi tipo di prestito, indipendentemente dalla durata o dal suo importo.

Infatti nel caso in cui il prestito non venisse pagato, l’iter a cui si può andare incontro è sempre lo stesso, con poche differenze dettate dalle politiche interne di gestione dei debiti insoluti proprie di ciascuna banca e finanziaria (vedi anche Caratteristiche prestiti bancari).

Cosa succede se non pago il prestito?

Le banche e le finanziarie hanno tempistiche e livelli di tolleranza differenti, prima di cominciare a mandare i solleciti e compiere le altre azioni. Le banche sono un po più tolleranti, ovvero hanno tempi più lunghi, andando, mediamente, oltre il terzo mancato pagamento consecutivo (ovvero i 90 giorni).

Le finanziarie sono più severe, e di norma dopo il secondo, o al massimo il terzo mancato pagamento, fanno scattare la relativa procedura per ottenere il pagamento.

In entrambi i casi non si parla di mancato pagamento prima che siano trascorsi almeno 45 giorni per una questione legata al funzionamento del sistema e delle notifiche. Anche qui, però con delle società più piccole, questa prassi può saltare, essendoci un controllo più diretto e puntuale. Quindi una volta accumulato il numero di ritardi che per la banca impone un’azione di sollecito, la prassi porterebbe prima all’invio di un sollecito con lettera, che a volte è preceduto da una telefonata di un responsabile dell’apposita sezione (soprattutto per le banche), e poi in seconda battuta la segnalazione alla Crif.

Tuttavia normalmente vengono attivate entrambe le azioni in modo pressoché contemporaneo. Il numero di solleciti e le forme con cui vengono comunicati invece sono a scelta delle differenti banche o finanziarie (normalmente le banche si dilungano un po più a lungo prima di rivolgersi alle società di recupero crediti).

Una volta sorpassata la prima fase, la società creditrice si rivolge ad una specializzata nella riscossione dei debiti insoluti, anche qui con procedure ed intenti diversi: le banche per ottenere il pagamento del prestito e non doverle registrare nelle sofferenze, mentre le finanziarie per liquidare velocemente una pratica ormai in perdita e andare avanti.

A questo punto ricomincia una fase di solleciti (di vario tipo), fino ad arrivare, se necessario al decreto ingiuntivo, tramite azione legale, e conseguente ottenimento del pignoramento di un quinto dello stipendio o pensione oppure di beni mobili o immobili per trovare soddisfazione del credito.

Cosa succede al garante?

Chi funge da garante non ha una posizione comoda.

Infatti, non ottenendo soddisfatto dal debitore, la banca, finanziaria o le società di riscossione, si rivolgerà direttamente a lui, andando incontro alle stesse identiche conseguenze previste per il debitore principale qualora non dovesse assolvere ai suoi obblighi, con tanto di segnalazioni in Crif (vedi ache Crif e Centrale rischi) o decreti ingiuntivi, pignoramenti, ecc.

Conseguenze della segnalazione in Crif

Fintanto che il proprio nominativo rimane nel sistema, allora non si ha la possibilità di ottenere nuovi finanziamenti (da ricordare che la durata massima di permanenza nel sistema è di 36 mesi e non di 5 anni come avviene per i protesti). Tuttavia numerose segnalazioni pongono le banche in una situazione di allerta, che spesso fa negare un prestito semplicemente perché, a quel punto, considerato troppo rischioso.