Prestito previdenziale: news sul funzionamento ed informazioni utili

Nonostante i continui annunci, seguiti da indiscrezioni e smentite, a conti fatti il sistema pensionistico italiano rimane un cantiere aperto, i cui lavori furono avviati negli anni ’90. La Legge di Stabilità 2016 pronta per la sua approvazione, che indubbiamente porterà a qualche novità, non sembra avere quel carattere risolutivo, ma si presenta ai parlamentari, per l’approvazione, come l’ennesimo provvedimento atto a tarare il panorama previdenziale in modo tale da alleggerirne la pressione sulle casse dello Stato.

In questo quadro si inserisce proprio il “prestito pensionistico”, ideato fin dalla sua origine, per tamponare la difficile situazione degli esodati, per i quali ancora manca un provvedimento sistematico e risolutivo. Quali sono le news relativi a questa modalità di “anticipazione” della pensione per gli esodati, e quali le condizioni?

Come funziona e i requisiti

Va subito precisato che nella sua formulazione originaria, che risale al governo guidato da Letta, per opera dell’attuale ministro Giannini, il funzionamento era semplice: l’Inps avrebbe erogato a quei lavoratori che avendo 55 anni ma privi di occupazione, un assegno mensile, come una sorta di anticipo della pensione, con l’obiettivo di traghettarli o ad un nuovo impiego, oppure alla maturazione della pensione.

Questo anticipo doveva essere in carico all’Inps, e una volta maturata la pensione, il beneficiario doveva provvedere alla sua restituzione (per una quota pari a due terzi di quanto percepito), tramite una trattenuta a monte che lo stesso ente pensionistico avrebbe effettuato.

Resterebbero comunque esclusi coloro che beneficiano di forme di sostegno economico di qualsiasi tipo, compresi gli assegni di invalidità. Da allora, quando la ragioneria di Stato sembrava aver dato la propria approvazione, il progetto è stato ripresentato dai Dem, ma con delle modifiche, che almeno inizialmente erano abbastanza contenute ma che, durante i lavori alla commissione preposta per la sua valutazione, sono sostanzialmente aumentate fino a snaturarne il funzionamento e la portata.

A questo punto rimane fissata solo la condizione di lavoratore disoccupato (vedi anche Prestiti senza lavoro e garanzie), mentre per gli altri aspetti ci sono molte voci contrastanti compreso il limite di età che,nelle ultime proposte Pd potrebbe essere innalzato a 62/63 anni. Tra l’altro, fino a quando non si troverà adeguata copertura (indispensabile anche per le modifiche al sistema previdenziale nel suo complesso), è quasi impensabile che il prestito pensionistico trovi approvazione.

Inps o aziende: chi deve farsi carico del prestito previdenziale?

Una delle ultime novità introdotte avrebbe voluto spostare interamente l’onere dell’erogazione del prestito pensionistico a carico delle aziende, inquadrandolo nel meccanismo che punterebbe ad aumentare la flessibilità in uscita.

Qui ci sarebbero proposte diverse, anche se un filone vorrebbe coinvolgere sia l’Inps che le aziende: queste ultime si farebbero carico del prestito pensionistico (che non ha peso sulla maturazione dei contributi), mentre, una volta maturata la pensione (raggiunta l’età minima di legge), l’assegno pensionistico sarebbe decurtato a monte dall’Inps per la quota di contributo reddituale concesso in via anticipata, per poi procedere con una forma di compensazione con le aziende stesse (vedi anche Microcredito). Un meccanismo molto contestato, poiché sarebbe appannaggio solo delle aziende più grandi e sane economicamente.

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