Saldo e stralcio o a rate: cosa conviene di più?

Nei periodi di crisi economica le sofferenze bancarie aumentano in modo consistente, il che provoca grandi danni sia ai privati (debitori e non) che agli istituti di credito che devono mettere a bilancio delle perdite considerevoli. Quando si verificano queste congiunture il fare ricorso alle operazioni di saldo e stralcio (tanto per i prestiti che per i mutui) è più frequente, anche per una maggiore disponibilità delle banche ad accettare questo tipo di accordo.

In che cosa consiste?

Il nome stesso che viene dato a questo tipo di operazione “saldo” e “stralcio” indirizza in modo abbastanza chiaro sulle modalità che caratterizzano questo genere di operazione.

Infatti per saldo si intende il pagamento delle somme dovute che deve avvenire in una sola soluzione (il che esclude di conseguenza la possibilità di effettuare il pagamento a rate). Con il termine stralcio si indica invece il fatto che il debito verrà saldato con una somma concordata, inferiore a quella complessivamente dovuta, ma giudicata soddisfacente da entrambe le parti (vedi anche Tassi prestiti).

In realtà costituisce una forma usata soprattutto a fronte di un debito considerevole e generalmente fondato su un impegno di medio o lungo periodo (per cui per i privati l’ipotesi più ricorrente si ha sui mutui, mentre il discorso cambia per le aziende che fanno ricorso a differenti tipologie di finanziamento).

Quando il debito è invece con il fisco bisogna distinguere a seconda di chi sia l’interlocutore, per il semplice fatto che eventuali accordi che si basino sulla modalità del saldo e stralcio possono essere fatti solo con l’Agenzia delle entrate che è il titolare del credito. Equitalia, fungendo solo da agente della riscossione, può essere coinvolta solo per un’eventuale rateizzazione con Equitalia (nel 2016 non sono state apportate novità sulla durata dei piani di rimborso). In senso assoluto la procedura passa per una proposta che il debitore fa al creditore, indicando la cifra che sarebbe disposto a pagare, indicando anche la scadenza entro la quale il tutto si dovrebbe concludere. Il creditore deve rispondere accettando, proponendo una modifica, oppure rigettando la richiesta stessa.

Conclusioni

Al di là della comodità che può aversi con un pagamento inferiore ad una somma totale dovuta, rimane il fatto che viene concesso a coloro che palesano situazioni di impossibilità a mantenersi regolari nei pagamenti. Sotto questo punto di vista perde concretamente l’aspetto di comodità vera e propria, anche se è un’ipotesi da valutare prima che si giunga ad una situazione impossibile da gestire.