Termine ed interruzione della prescrizione: info e consigli utili

La prescrizione riguarda tutte quelle prestazioni per le quali la legge ha voluto imporre un termine di fine perentorio, così da spingere il creditore a compiere una serie di azioni, atte ad ottenere la prestazione vantata e necessarie per evitare che il trascorrere del tempo giunga al termine dopo il quale il diritto non potrà più essere esercitato.

Non sono solo le azioni dei creditori a porre fine alla prescrizione, ma anche le azioni compiute dai titolari dei debiti. Per cui, in caso di dubbio, è bene rivolgersi a persone ben ferrate, perché anche con una sola azione errata ci si può ritrovare costretti a dover fare i conti con il pagamento di pesantissime cartelle esattoriali, come nel caso di Equitalia, senza che in realtà si fosse dovuti a farlo (vedi anche Come non pagare Equitalia). Stesso discorso per i versamenti Inps che molto spesso finiscono in prescrizione a causa delle lungaggini legate alle procedure adottate per le notifiche.

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Il termine di prescrizione, le cause dell’interruzione e la rateizzazione

Poter pagare i debiti a rate è utile e spesso rappresenta la sola via da percorrere. C’è però da considerare che, per la maggior parte dei debiti, il termine di prescrizione è di 10 anni, oppure di 5 anni (e da qualche anno sono stati inseriti nella prescrizione breve anche i debiti Inps e quelli condominiali). Normalmente a meno che non ricorrano le condizioni della prescrizione breve (fino a 3 anni) o brevissima (da 6 mesi a un anno) vale una regola molto semplice: la prescrizione è decennale per obblighi legati ad atti leciti (anche per debiti tra privati), mentre si dimezza nel caso riguardi atti illeciti.

Di contro, soprattutto quando si tratta di crediti vantati dalla pubblica amministrazione o dal fisco non mancano ritardi, che di fatto possono sfociare nella prescrizione dei debiti. In molti casi le cartelle esattoriali possono essere particolarmente ‘pesanti’, gravate da interessi e more, per cui il primo pensiero va a come affrontare la spesa, andando subito a chiedere la rateizzazione.

Importante!
Questo è un errore da non fare, nel senso che, la prima cosa da fare è vedere se il debito è prescritto e solo successivamente, se effettivamente dovuto, procedere alla richiesta di rateizzazione. Se si segue la procedura inversa, ovvero si va subito a chiedere la dilazione, allora si rinuncia alla prescrizione e non c’è assolutamente più nulla da fare.

Questo vale con qualsiasi debito per il quale si ha il sospetto che il termine possa essere passato, fermo restando che se ci sono state cause di interruzione c’è ben poca cosa da fare.

E’ infine necessario controllare se sono state rispettate altre condizioni per cui una cartella esattoriale od un altro debito possa essere considerato di fatto valido e non nullo.

Come calcolare la prescrizione

Il calcolo della prescrizione deve essere fatto considerando il primo giorno successivo a quello in cui è iniziato a decorrere il tempo per il quale nasce il diritto. A questo punto è necessario conteggiare tutti i giorni sul calendario che seguono, senza saltare i sabati, le domeniche e i giorni festivi. La sola eccezione riguarda il caso in cui l’ultimo giorno di prescrizione (ovvero quando questa termina) cade in un giorno festivo. In questa sola condizione si proroga fino al giorno non festivo successivo. Facciamo due esempi pratici:

  • se la prescrizione inizia a decorrere dal primo febbraio, nel conteggiare i giorni si dovrà partire dal 2 febbraio;
  • se il termine dovesse essere il giorno di Natale, 25 dicembre, questo si prorogherebbe fino al 27 dicembre (se logicamente questa data non cade di domenica).

Nel fare questi calcoli bisogna considerare che la prescrizione riguarda i debiti contenuti nella cartella esattoriale e non la cartella esattoriale in sé. Ogni debito infatti potrà avere dei tempi di prescrizione differenti anche se appartiene a una stessa cartella esattoriale. Quindi quando ci si trova davanti a una cartella che ha in parte debiti prescritti ed in parte non prescritti, si dovrà presentare l’istanza per quelli già prescritti ed eventualmente procedere alla rateizzazione di quelli ancora in corso.

La sola eccezione si ha quando si impugna una cartella esattoriale in toto. In questo caso si dovrà attendere la sentenza del giudice dalla cui pronuncia parte la decorrenza della prescrizione ordinaria che è di 10 anni. Nell’ottica di quanto appena detto risulta ancora più evidente la necessità di fare attenzione che non ci siano almeno una parte dei debiti già in prescrizione. Come fare? Per conoscere bene qual è la situazione si può richiedere l’estratto di ruolo all’agenzia delle entrate ma comunque bisogna poi riferirsi ad avvocati o consulenti specializzati ricordando che se non si agisce nel modo giusto ci si esclude dalla possibilità di usufruire della prescrizione di almeno una parte dei debiti.

Termini di prescrizione: da 10 anni a 6 mesi

La prescrizione ordinaria è sempre di 10 anni. Quella breve è legata a situazioni specifiche che il legislatore ha individuato con precisione. Rientrano invece nella prescrizione dei debiti quinquennale:

  • affitti e canoni di locazione;
  • titoli di stato;
  • bollette utenze telefoniche, gas, luce, ecc;
  • Imu e tari;
  • rate dei mutui;
  • dichiarazioni dei redditi;
  • Iva;
  • assicurazioni;
  • bollettini postali;
  • spese condominiali;
  • multe (ad eccezione dell’autovelox perché la prescrizione decorre dal giorno di notifica che può avvenire entro i successivi 90 giorni, altrimenti si può presentare ricorso);
  • spese di ristrutturazione;
  • Tfr.

Il termine di prescrizione di 3 anni riguarda:

  • bollo auto;
  • compenso per le prestazioni professionali;
  • onorari dei notai.

Prescrizione di 2 anni:

  • danni dovuti ad incidenti stradali.

Prescrizione di 1 anno:

  • pagamento delle rette scolastiche;
  • pagamento per abbonamenti a centri sportivi, culturali, musicali, ecc.

Prescrizione di 6 mesi:

  • per ottenere il pagamento di vitto e alloggio

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