Cos’è il reddito di cittadinanza? Informazioni utili

La campagna elettorale di qualche anno fa condotta da Grillo, per il M5s (vedi anche Prestito Movimento 5 Stelle), e la disputa a distanza innescata con Renzi, hanno messo al centro del dibattito politico il “reddito di cittadinanza”, che se non altro è arrivato, dopo un lungo percorso ad ostacoli, allo studio del Senato.

Promotori sono stati ovviamente i parlamentari del Movimento 5 Stelle, in quanto si trattava di uno dei punti fondamentali del programma elettorale. Mentre il disegno di legge è in discussione, manca ancora una certa chiarezza dal punto di vista dell’informazione, soprattutto perché spesso capita che si confonda il reddito di cittadinanza con il reddito minimo o l’assegno sociale.

Che cosa è il “reddito della dignità”?

A questa forma particolare di reddito sono stati dati numerosi attributi, ma lo scopo che dovrebbe perseguire è quello di garantire un’esistenza dignitosa a tutti i cittadini. In Europa se ne parla, come raccomandazione a livello comunitario, già a partire dal 1992, con numerosi richiami a trattati e ad altri documenti che sono stati emanati successivamente alla nascita formale della Comunità Europea.

Ciò non toglie che sono stati pochi i Paesi che vi si sono adeguati, e tra questi mancano quelli che hanno affrontato le peggiori difficoltà negli anni della crisi, come l’Italia, la Grecia e l’Ungheria. Ma come è stato messo in pratica (ad esempio in Olanda, ma in forme simili anche in Francia, Germania e Paesi del Nord Europa)?

Stabilendo un reddito mediano (e non minimo), che rappresenta la ‘soglia’ in grado di garantire una condotta di vita dignitosa. Coloro che si trovano al di sotto di questa soglia (e possono essere anche lavoratori, o avere altre forme di reddito) ottengono un’integrazione così da raggiungere la cifra minima per un benessere soddisfacente.

Si parla di reddito di cittadinanza, perché spetta a tutti coloro che sono cittadini e in virtù della residenza quindi indipendentemente da tutti gli altri fattori legati al sesso, età (con qualche limitazione) e senza vincoli per la regione di appartenenza (sia che si tratti della Calabria o del Friuli).

Quali i requisiti?

Il modello che si sta studiando in Italia prevede l’applicazione di alcuni modesti vincoli, che riguardano l’età (i giovani al di sotto dei 25 anni dovranno aver svolto un percorso scolastico o di formazione minimo), la situazione dell’Isee o altri requisiti che devono essere posseduti dal nucleo familiare (come nel caso di studenti che seguono il proprio percorso formativo anche fuori sede). Fino a quando però il disegno di legge non diventerà definitivo, qualsiasi limite è suscettibile di cambiamento, per cui non ci sono ancora certezze.

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