Prestiti pensionati fino a 90 anni: quali alternative?

Prestiti pensionati fino a 90 anni: cessione, prestito pluriennale o vitalizio ipotecario

Quando si arriva ad una fase della vita in cui è certa l’impossibilità di poter contare su entrate extra, pianificare la richiesta dei finanziamenti è ancora più complicato. Un caso chiaro si ha nella ricerca di prestiti per pensionati fino a 90 anni. Il discorso si complica ulteriormente se pensiamo a chi cerca prestiti oltre la soglia dei 90 anni e non si intende questa valore come età alla fine del piano di ammortamento. Ma perché questa età dovrebbe essere un limite quasi assoluto?

Perché nella normativa che ha istituito i prestiti Inps ex Inpdap, l’età massima stabilita dal legislatore è proprio questa. Non solo, è un limite che non viene raggiunto dalla grande maggioranza di banche e finanziarie, che si fermano molto prima.

pensionati 90 anni

L’età massima: come si calcola

I prestiti per pensionati sono prodotti pensati per chi non è più in attività lavorativa, per cui si deve considerare anche l’età minima di accesso (in alcuni casi si tratta dei 63 anni come minimo ma può essere anche più elevata). In alternativa si possono considerare dei prestiti personali, che hanno carattere più generale e che quindi partono in modo uniforme da un’età minima di 18 anni. In entrambi i casi si deve verificare l’età massima indicata nei fogli informativi. Qui l’età massima può essere espressa in due modi:

  • età massima intesa come quella di richiesta;
  • età massima da intendersi come quella alla scadenza del contratto.

Questa seconda ipotesi è la più ricorrente, ma vediamo comunque quali sono le differenze tra le due situazioni.

Età massima di richiesta

Facciamo un esempio: supponiamo di trovarci di fronte ad un età massima indicata di 72 anni, con durata massima accettata di 10 anni. Ciò potrebbe portarci a pensare che a fine finanziamento l’età massima complessiva consentita dovrebbe essere di 82 anni (72 anni come limite di richiesta più i 10 anni del finanziamento).

In realtà non è così, ciò che conta in questo caso è l’età anagrafica all’inizio, quindi nel nostro esempio se si sono superati o compiuti i 72 anni (bisogna fare attenzione al fatto che sia indicata l’età come “compiuta” o “non compiuta”) non si potrà più fare la richiesta di prestito, anche se si volesse accettare una durata inferiore ai 10 anni.

Età massima alla scadenza

Questo criterio è quello che prevede età massime più elevate, fino ad arrivare ai 90 anni. Il limite può essere anche più flessibile in funzione della durata minima e massima del prestito. Il funzionamento è più semplice da capire perché bisogna prendere i 90 anni “massimi” e sottrarre l’età del richiedente. Facciamo un paio di esempi:

  • età del richiedente 80 anni, per cui 90-80=10 anni. Questa è la durata massima del prestito che si può chiedere;
  • età del richiedente 88 anni: 90-88= 2 anni di piano di ammortamento come massimo. In tal caso se ci si rivolge ad una società che offre un prestito con durata minima di 3 anni non potremo procedere, ma se la durata minima è di 1 anno o 2 allora si potrà richiedere un prestito per tale durata anche in età molto avanzata.

In base a quanto evidenziato, quindi, non bisogna commettere l’errore di pensare che rientrando nell’età finanziabile si potrà chiedere qualsiasi durata fino a quella massima. Bisogna sempre fare questa semplice sottrazione e quindi valutare, in base alla durata, se si potrà ottenere la somma di cui si ha bisogno.

Quali tipologie di finanziamento?

I prestiti per pensionati generalmente si riferiscono alla cessione del quinto della pensione. Con questo tipo di finanziamento però i limiti di età possono ridurre parecchio la cifra massima ottenibile. Infatti la rata non può superare in nessun caso il 20% della pensione netta, con la necessità di considerare solo la parte eccedente la pensione minima (quota cedibile).

cessione del quinto pensionati

Bisogna inoltre considerare che più si va avanti con l’età, maggiore sarà il peso della quota della copertura assicurativa caso morte (l’unica tipologia prevista nel caso di chi non è più in attività lavorativa) per cui potersi rivolgere alle società che si fanno carico di questi costi può permettere un bel risparmio, sempre che il limite massimo di età applicato sia sufficiente.

Detto questo le alternative, sempre per la sfera di prestiti per pensionati fino a 90 anni, sono pochine. In pratica a luglio 2010 ci troviamo davanti ai prestiti pluriennali ex Inpdap, per i quali tra l’altro bisogna essere iscritti alla Gestione Unitaria delle Prestazioni Creditizie e Sociali. E’ essenziale ricordare che al momento di andare in pensione non si ha un passaggio automatico di prosecuzione di iscrizione e contribuzione al fondo stesso, ma bisogna confermare l’iscrizione potendo però contare sul dimezzamento della somma del contributo obbligatorio la cui quota passa dal 3% all’1,5%).

Prestito vitalizio ipotecario

Trovare delle soluzioni adatte, anche con somme importanti, per i pensionati può quindi essere molto complicato e comunque il fatto di essere avanti negli anni generalmente non aiuta. Il discorso cambia nel caso del prestito vitalizio, che prevede come requisito la titolarità di un’abitazione che viene messa a garanzia. Il vantaggio per il pensionato è che più si è avanti con gli anni e maggiore è la somma monetizzabile con la casa. Non solo, non è il pensionato che restituisce la somma (non paga rate) a meno che non decida di farlo ‘volontariamente’.

soldi a pensionati

L’onere infatti spetta agli eredi che una volta che apriranno la successione dovranno decidere se rimborsare il prestito, con l’aggiunta degli interessi maturati nel corso del tempo, oppure se lasciare che l’immobile vada alla banca che lo venderà per recuperare il capitale prestato più gli interessi. Si tratta di un prodotto che può non essere conveniente per gli eredi. Proprio per questo se sono presenti è spesso prassi che la banca li informi prima della stipula del contratto, perché siano consapevoli degli effetti, costi e conseguenze.

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