Reinserimento socio lavorativo: guida ai prestiti per ex detenuti

Il reinserimento nella società è molto complesso per gli ex-detenuti, in primis per le difficoltà economiche in cui si ritrovano quando non hanno il sostegno di familiari o amici, specialmente nelle prime fasi dopo l’uscita dallo stato detentivo.

Per ottenere prestiti o finanziamenti gli ex-detenuti incontrano infatti grandi difficoltà (fatta eccezione di quei crimini in cui vigono delle pene accessorie di inibizione dal rapporto con le banche) principalmente perché, nella maggior parte dei casi, non hanno redditi dimostrabili.

Una situazione, fortunatamente, superabile tramite la presentazione di garanti od in assenza di quest’ultimi, grazie all’intervento di associazioni specializzate per il loro sostegno, oppure all’accesso al micro-credito, misura adottata in alcune Regioni in Italia, tra le quali spicca il Lazio.

Le caratteristiche del micro-credito

Per questa forma di prestiti per ex-detenuti, bisogna rivolgersi alle banche che hanno aderito al regolamento di erogazione del microcredito da parte della regione, che si fa garante per la concessione dei finanziamenti.

Tuttavia la regione non eroga direttamente le somme richieste (nel caso del microcredito “sociale” generalmente si arriva ad un massimo di 10 mila euro), che vengono concesse a tassi agevolati dalle banche convenzionate nelle modalità previste dal contratto stesso.

Ne è un esempio la Bcc che con il Lazio vede la copertura della garanzia del fondo per il 90% dalla regione e il 10% da essa stessa. Ogni Regione però ha previsto percorsi differenti per aiutare gli ex-detenuti al reinserimento nella società e soprattutto nel mondo del lavoro.

I requisiti per fare la richiesta dei finanziamenti per ex-detenuti

Trattandosi di iniziative a carattere prevalentemente regionale, se si vuole accedere a forme agevolate, ci sono delle notevoli differenze per quanto riguarda i requisiti minimi da possedere per poter ottenere le somme necessarie.

In alcuni casi bisogna essere ex-detenuti da massimo 2 anni (che si calcolano dalla data di uscita dal carcere) mentre in numerosi regolamenti è anche indicato che bisogna comunque esibire un contratto di lavoro appena stipulato. Questo può sembrare un paradosso, ma dipende dal tipo di finalità che si vuole raggiungere con il prestito: aiuto nella fase iniziale del reinserimento nella società per sostenere le prime spese necessarie (come alloggio, vitto, ecc), oppure agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro, sostenendo comunque tutte le spese correnti legate alla sussistenza fino a quando non si entra ‘a regime’.

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